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Salute Mentale

Stili genitoriali a confronto PDF 

revisionato il 12 gennaio 2016 - a cura di Viviana Bassan, Psicologa e Psicoterapeuta

 

Per "stile genitoriale" si intende la modalità educativa e accudente con cui i genitori svolgono le funzioni genitoriali (affettiva, protettiva, regolativa, empatica) e, in generale, si rapportano ai propri figli. Oggi, si parla anche di "clima educativo". Lo stile pertanto orienta la costruzione della relazione con i figli e influenza il loro sviluppo.

Ogni tipologia di stile può essere letta attraverso le seguenti dimensioni: controllo, affetto e comunicazione. Uno stile genitoriale efficace è in equilibrio tra le dimensioni dell'elevata accettazione (affetto) e di un alto controllo (richiesta di disciplina) del figlio. Se un genitore dice sempre "sì" (elevata accettazione – scarso controllo) creerà un onnipotente incapace di tollerare le frustrazioni. Se, viceversa, dice sempre "no" (bassa accettazione – alto controllo) creerà un infelice incapace di provare piacere e gioia.

Tra i modelli più noti che descrivono gli stili genitoriali vi è quello proposto da Diana Baumrind negli anni '70. Questo modello delinea quattro diversi stili:

  • autoritario
  • permissivo
  • trascurante/rifiutante
  • autorevole

 

 

Lo stile autoritario prevede un elevato controllo ed una scarsa accettazione del bambino.

Il genitore che adotta questo stile: pretende l'obbedienza e non dà spiegazioni sulle proprie decisioni (regole assolute), è inflessibile e distaccato, usa intimidazioni e punizioni come unica forma di controllo, raramente loda o apprezza, esprime valutazioni e giudizi, esige rispetto per la tradizione e il duro lavoro, non accetta il figlio per quello che è e pertanto tenta di plasmarlo a seconda di un suo ideale, scoraggia il dialogo ed una comunicazione a due vie.

Il figlio che subisce uno stile autoritario potrebbe tendere al ritiro sociale, a stati ansiosi, alla frustrazione, ad una bassa autostima; potrebbe avere un comportamento estremamente ubbidiente e diligente, ma poco affettuoso e spontaneo. Le femmine solitamente sviluppano atteggiamenti di dipendenza e dimostrano poca motivazione rispetto agli obiettivi. I maschi possono manifestare tendenze aggressive e provocatorie nei confronti dell'altro, dando origine a problemi di condotta e sociali.

 

Lo stile permissivo è caratterizzato da un'elevata accettazione ed uno scarso controllo (accentuato permissivismo).

Il genitore che adotta questo stile è centrato sul bambino, è affettuoso e lo accetta per quello che è, non lo guida nelle sue scelte e non si sente responsabile di correggerle, non è severo e non pretende nulla dal figlio, si dimostra poco coerente sulla disciplina fornendo poche regole o talvolta nessuna, non punisce, consulta il bambino sulle decisioni da prendere e soddisfa ogni suo desiderio anche se privo di senso.

Un figlio che respira un clima educativo estremamente permissivo potrebbe presentarsi come un bambino positivo e vitale nell'umore, ma immaturo e carente nell'autocontrollo, nella responsabilità sociale e nella fiducia in se stesso; potrebbe considerare il genitore privo di interesse nei suoi confronti e pertanto sentirsi privo di sostegno nei momenti difficili; può, inoltre, manifestare comportamenti aggressivi per suscitare una risposta di fermezza contenitiva da parte dell'adulto.

 

Lo stile caratterizzato da una scarsa accettazione ed uno scarso controllo viene definito trascurante/rifiutante.

Un genitore dallo stile trascurante denota un totale disimpegno nella relazione educativa: non controlla i figli, non chiede loro nulla, fornisce pochi strumenti di comprensione del mondo e delle regole, non sostiene né dà affetto, non sente responsabilità educative, si preoccupa esclusivamente delle proprie attività, evita la comunicazione a due vie e non tiene conto delle opinioni e dei sentimenti del bambino.

In questo caso, un figlio potrebbe essere a rischio di comportamenti devianti: scarso controllo su impulsi ed emozioni, assunzione di droghe e carente interesse per la scuola (tendenza a fare assenze ingiustificate o ad isolarsi, avere difficoltà di concentrazione).

 

Un'elevata accettazione ed un elevato controllo definiscono, infine, lo stile autorevole.

Un genitore "autorevole": ha un'idea chiara del tipo di disciplina (regole), controlla i figli e richiede risultati, rispetta i desideri del bambino, favorisce gli scambi verbali, sollecita le opinioni e i sentimenti del figlio (reciprocità), manifesta affetto e calore, si aspetta che il figlio si comporti intellettualmente e socialmente a livelli coerenti con la sua età e le sue capacità, dà spiegazioni per le decisioni che assume, si pone all'interno di una relazione asimmetrica, mostra i suoi sentimenti in modo autentico, si interroga circa i messaggi veicolati da taluni comportamenti, accetta incondizionatamente il figlio, ma non sempre approva i suoi comportamenti, ascolta il figlio con empatia valorizzando le sue parole, i suoi sentimenti, le sue esperienze e senza sostituirsi a lui, manifesta stima e fiducia verso sé e verso il figlio, sa essere assertivo.

Il figlio, in tal caso, potrebbe dimostrarsi competente, interessato, indipendente, assertivo, propositivo, amichevole con i coetanei, cooperativo con i genitori, motivato nei confronti dei risultati da raggiungere; potrebbe avere più possibilità di sviluppare un senso critico, una buona autostima, un senso di sicurezza e buone capacità di adattamento.

Lo stile autorevole è pertanto correlato ad esiti sociali più adattivi, e inoltre, pone l'accento sull'importanza di dare dei limiti, attraverso le regole, al bambino. I limiti possono rappresentare delle restrizioni e mandare il bambino su tutte le furie, ma sono anche dei "cancelli", che proteggono e fanno sentire al sicuro. I limiti aiutano a sviluppare le proprie risorse e a tollerare la frustrazione. Il genitore che, con le migliori intenzioni, cerca di risparmiare al figlio qualsiasi sofferenza, potrebbe privarlo dell'opportunità di sviluppare degli strumenti per far fronte alle difficoltà. E' importante, infatti, che i bambini abbiano una visione realistica di quello che possono/riescono e non possono/non riescono fare. La frustrazione stimola il bambino a fare uso delle proprie risorse, purché naturalmente il "no" sia ragionevole e non generi disperazione.

Il sentirsi dire di "no" da parte di genitori autorevoli, permette al figlio di sentire il limite senza aver paura che il rapporto venga pregiudicato. La capacità del genitore di "dire di no", insegnerà al figlio il coraggio di "dire di no" a sua vola, a richieste che considerano sbagliate, inopportune, scorrette, generando in lui una capacità di auto protezione.

 

Dare limiti con uno stile autorevole significa esprimere le regole:

- attraverso un elenco di priorità e di flessibilità e che ne contenga un numero limitato;

- in modo prevalentemente positivo, dando meno divieti ("Non...") e più permessi ("Puoi..."), dato che i divieti espressi al negativo innescano maggiormente la dinamica della "tentazione";

- con dolcezza, fermezza e sintesi, senza attribuzioni negative sul bambino ("Sei il solito...assomigli proprio a...) e solo contenendo le informazioni pertinenti;

- fornendo indicazioni concrete e non concetti astratti, ad esempio, "Devi essere più buono... cosa significa BONTA'? "Essere buono significa prestare i giochi..." - "Rispetta la nonna... cosa significa RISPETTO? "Quando arriva la nonna, aprile la porta e falla accomodare..." - "Tieni in ordine la stanza... cosa significa ORDINE? "Quando hai finito di giocare, metti le macchinine nel contenitore verde...";

- nei momenti piacevoli, quando si sta bene e non solo quando c'è un comportamento negativo, che rende la percezione della regola sempre sgradevole;

- con coerenza, nonostante gli stili diversi dei genitori (al di là delle differenze individuali tra mamma e papà, ogni famiglia dovrebbe avere una serie di regole definite in modo chiaro e a cui tutti i membri si riferiscono).

 

Alle quattro macro categorie di "stile", se ne possono affiancare altre, in cui la comunicazione verbale e non verbale tra genitore e figlio veicola un messaggio dominante di natura disfunzionale.

Si tratta, brevemente, dello stile:

- iperansioso

Messaggio del genitore: "Non..." - Cerca di evitare al figlio ogni minima frustrazione per l'incolumità fisica

Messaggio introiettato dal figlio: "I pericoli sono dappertutto"

- iperprotettivo

Messaggio del genitore: "Non..."- Cerca di evitare al figlio ogni minima frustrazione per l'incolumità emotiva

Messaggio introiettato dal figlio: "Non conosco la frustrazione, pertanto non so come affrontarla"

- ipercritico

Messaggio del genitore: ingigantisce e nota sempre i difetti, rimprovera sempre, non loda mai

Messaggio introiettato dal figlio: "Ho sempre paura di sbagliare, non valgo niente"

- perfezionistico

Messaggio del genitore: "Tutto ciò che non è perfetto è sbagliato"

Messaggio introiettato dal figlio: "Non posso permettermi di sbagliare, se sbaglio è una catastrofe, metto a rischio la relazione....".

 

Come ogni modello, anche quello sugli stili genitoriali presenta alcune criticità. Innanzitutto, lo stile viene spesso letto tramite una prospettiva individualistica, che, ritenendolo un tratto specifico della personalità dell'individuo, tende a dare una scarsa considerazione dei rapporti con il contesto, le ideologie, le preferenze culturali, i fattori abitativi e socioeconomici.

Lo stile, infatti, può essere influenzato da cambiamenti in base:

- all'età del figlio (ad es., in adolescenza spesso aumenta il controllo);

- alle transizioni familiari (ad es., la nascita di un secondo figlio può modificare uno stile condotto fino ad allora);

- agli eventi (ad es., nel caso di un lutto o di una separazione, alcuni genitori tendono a modificare il proprio stile).

 

Lo stile genitoriale, infine, può essere influenzato da altri fattori quali:

- la risposta del figlio (ad es., un adolescente ribelle potrebbe indurre nei genitori più risposte punitive);

- la qualità delle relazioni che il genitore intrattiene con gli altri membri del sistema famiglia (differenze negli stili tra mamma e papà o tra genitori e nonni);

- l'ambiente (ad es., vivere in un quartiere a rischio o essere una madre sola possono indurre a un maggiore controllo);

- il momento storico-culturale (ad es., lo stile educativo prevalente durante una guerra può essere quello autoritario; gli anni '60-'70 sono stati caratterizzati da uno stile maggiormente permissivo).

Se da un lato, quindi, conoscere gli stili può permettere ad ogni genitore di prendere consapevolezza sulla modalità educativa che tende a privilegiare e sugli effetti che può generare, dall'altro lato, sarebbe opportuno avere l'accortezza di contestualizzare ogni stile all'interno di una cornice più ampia e non assoluta.

 

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