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Situazione nuova, scelta preconcetta PDF 

Fonte Lescienze.it (17.10.2012)

 

Meccanismi associativi fanno sì che il valore attribuito a qualcosa si trasferisca inconsciamente a tutto ciò che in un modo o nell'altro è collegato a essa, formando dei "ricordi" che intervengono nel nostro processo decisionale senza che ce ne rendiamo neppure conto.

Sono i meccanismi associativi automatici che hanno dato origine a "pregiudizi" a determinare le scelte tra alternative che in precedenza non erano state sperimentate direttamente. E questi meccanismi coinvolgono l'ippocampo, una struttura cerebrale nota per il suo ruolo nella costruzione di memorie dichiarative a lungo termine, che finora non si considerava coinvolta in questo tipo di scelte. A scoprirlo è una ricerca condotta da psicologi della Columbia University, che firmano un articolo pubblicato su "Science".

Le nostre decisioni sono spesso guidate direttamente dall'esperienza passata: se una scelta ha portato a un buon risultato, in situazioni analoghe tendiamo a ripeterla, un processo gestito a livello cerebrale dai meccanismi di apprendimento della ricompensa. Capita però altrettanto spesso di dover scegliere tra opzioni mai incontrate prima; ciò nonostante, anche queste decisioni vengono prese rapidamente e con sicurezza. In questo caso, era stato ipotizzato l'intervento della memoria associativa, ma la questione non era stata realmente approfondita.

G. Elliott Wimmer e Daphna Shohamy hanno sfruttato la risonanza magnetica funzionale per misurare le risposte del cervello nel corso di un compito di apprendimento e di decisione, partendo dall'ipotesi che il valore che attribuiamo a un oggetto o a un evento possa "contagiare" altri elementi a cui esso sia stato associato anche in modo inconscio.

Nell'esperimento, i ricercatori hanno indotto nei soggetti dello studio la creazione di memorie associative attraverso l'esposizione sistematica a coppie di stimoli neutri (S1 e S2); la compresenza dei due stimoli di ciascuna coppia appariva come elemento casuale all'interno di un compito "civetta" somministrato ai soggetti.

In una seconda fase, utilizzando un noto paradigma di condizionamento degli stimoli, S2 veniva associato a una ricompensa in denaro, mentre nella fase finale ai partecipanti è stato chiesto di scegliere fra elementi appartenenti agli stimoli di tipo S1, ossia gli stimoli che non erano mai stati posti in relazione a premi o delusioni.

I ricercatori hanno così osservato che venivano scelti con una frequenza molto superiore gli elementi di S1 che nella prima fase erano apparsi insieme a un elemento S2 poi premiato, un'anomalia statistica che non si sarebbe dovuta verificare se non vi fosse stato un "contagio" del valore fra i due tipi di stimoli, da S2 S1.

Inoltre, all'interno della variabilità individuale osservata, le persone che con maggior frequenza compivano tali scelte erano quelle in cui durante il compito si attivavano maggiormente anche l'ippocampo e i circuiti dell'attesa di ricompensa. Le specifiche modalità di progettazione del test hanno inoltre mostrato come questa dinamica possa avvenire senza che ve ne sia traccia a livello cosciente.

 

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