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Cervelli sensibili alle bolle di mercato PDF 

Fonte: LeScienze.it (08.07.2014)

 

Quando una bolla speculativa sta per scoppiare, a uscire in tempo e a ottenere un guadagno personale sono i soggetti in cui si attiva una specifica area cerebrale coinvolta nelle situazioni di disagio fisico o di stati emotivi poco piacevoli, che funziona da "campanello d'allarme" dell'imminente disastro. Lo ha dimostrato uno studio in base a scansioni di risonanza magnetica funzionale del cervello di soggetti sottoposti a un test di compravendita simulata di titoli

Se non è la dimostrazione scientifica dell'esistenza del "bernoccolo per gli affari", poco ci manca. L'attitudine a guadagnare nel corso di bolle speculative del mercato è legata a specifiche circuitazioni neuronali, come sostengono sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" Alec Smith del California Institute of Technology e colleghi sulla base dei risultati di una compravendita simulata di titoli.

"Le bolle speculative dei mercati finanziari si formano quando un certo numero di persone sopravvaluta il valore di un bene, o asset, creando ciò che l'economista Alan Greenspan ha definito 'esuberanza irrazionale'", spiega Read Montague, coautore dello studio. "I nostri esperimenti hanno mostrato in che modo il comportamento collettivo dei trader di un certo mercato crei bolle speculative, suggerendo che l'attività neurale potrebbe rappresentare uno dei migliori marcatori biologici di queste bolle".

Nel corso dello studio, Smith e colleghi hanno arruolato 320 soggetti in un gioco di compravendite che simulava i tipici andamenti della borsa, diviso in 16 sessioni a cui partecipavano una decina di soggetti alla volta. A due o tre partecipanti infine venivano applicata una tecnica di risonanza magnetica funzionale (fMRI), che permette di valutare l'attività di specifiche aree cerebrali.

Durante ciascuna sessione, si formava una bolla speculativa che poi si sgonfiava bruscamente. L'ipotesi degli autori era che la formazione di queste bolle fosse dovuta all'interazione dei diversi processi cognitivi dei partecipanti. Dall'analisi delle scansioni di risonanza magnetica, sono emersi specifici schemi di attivazione cerebrale che distinguevano i soggetti che guadagnavano poco da quelli che guadagnavano molto nel corso delle bolle speculative.

In sostanza, i primi mostravano un'attività cerebrale aumentata nella regione del nucleus accumbens, e continuavano ad acquistare, senza accorgersi in tempo del momento in cui la bolla stava per sgonfiarsi, perdendo denaro o guadagnando poco. Per contro, i soggetti che riuscivano a trarre il maggiore profitto dalle bolle speculative erano quelli che mostravano una bassa attività del nucleus accumbens, e una maggiore attività della porzione anteriore della corteccia insulare anteriore, un'area cerebrale coinvolta quando il soggetto si trova in una situazione di disagio fisico o percepisce stati emotivi poco piacevoli. In particolare l'attività di quest'area aumentava poco prima dello scoppio della bolla: secondo gli autori, quindi l'attività aumentata agiva come una sorta di segnale di allarme del pericolo imminente.

"È ben nota la difficoltà nell'identificare le bolle speculative dei mercati finanziari e di prevederne la fine, basandosi soltanto sulle fluttuazioni dei prezzi", commenta Colin Camerer, economista del comportamento del California Institute of Technology che ha partecipato allo studio. "Questo metodo sperimentale è ideale per comprendere la neuropsicologia della formazione delle bolle speculative, perché possiamo controllare i valori fondamentali dei prezzi e dell'attività cerebrale e utilizzarli insieme per immaginare in che modo le bolle possano formarsi e poi sgonfiarsi".

Secondo gli autori, il modello getta una luce anche su altri contesti in cui i gruppi, e gli individui, tendono a sopravvalutare qualcosa.

"Questo strumento di misura neurocomportamentale può essere usato per quantificare le situazioni in cui le persone attribuiscono un valore eccessivo a scelte che si rivelano dannose per il soggetto, come la dipendenza da sostanze, dal gioco d'azzardo o l'alimentazione eccessiva", aggiunge Montague.

 

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