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Quando l'ansia diventa insopportabile PDF 

scritto da S.D. (uomo, anni 53)

 

Sono entrato per la prima volta nel tunnel dello stato ansioso tre mesi fa e pur avendone conoscenza per esperienze di persone care a me vicine, ho compreso chiaramente che era tutt'altra cosa viverlo di persona. La situazione precedente alla crisi era un coacervo di rincorse ad impegni sempre più pressanti, soluzioni immediate ai problemi che mi si presentavano, in buona sostanza, una situazione di alterazione del ritmo di vita che credevo sarei riuscito a gestire sempre e comunque.

Questa sorta di "delirio di onnipotenza" ha però dovuto fare i conti con il mio corpo che ha cominciato a evidenziare uno stato di malessere, mediante segnali evidenti, come palpitazioni sempre più frequenti. Ero perfettamente a conoscenza della natura di questi avvisi ma ne sottovalutavo per mancanza di esperienza diretta le conseguenze concrete. Una notte ho avuto il mio primo e finora unico, attacco di panico, incentrato sul pensiero che mi stesse arrivando un infarto. La paura mi ha procurato uno stato di allarme che ha pervaso tutto il corpo, e il conseguente disorientamento un senso di immensa fragilità. Ebbene, proprio questa novità che inizialmente mi ha letteralmente frantumato, ha disintegrato tutte le mie certezze pregresse e questa condizione mi ha fatto sentire in tremendo disagio. In questo marasma emozionale, ho però sempre mantenuto la lucidità di dover reagire e di non lasciarmi sopraffare. Le strade erano due: o l'approccio farmacologico, suggeritomi dal medico curante, o quello psicologico mediante un percorso psicoterapeutico. Sulla base delle mie convinzioni, pur sottoposto a condizionamenti verso la prima ipotesi, ho optato decisamente per la seconda.

La possibilità di avere un punto di riferimento professionale, comunque esterno alle persone che mi circondavano, ha portato fin dal primo incontro degli indubbi benefici. Chi ti ama e si preoccupa di te in questa situazione, seppur animato dai migliori propositi, non potrà mai centrare ciò di cui hai effettivamente bisogno e il pericolo delle molte parole che ti investono, inutili nel migliore dei casi se non addirittura dannose, sono rischiose proprio perché non potranno mai comprendere ciò che ti necessita in quel momento.

I giorni passavano e il mio stato d'animo centrifugato non mi sembrava però migliorare di molto, ma a posteriori posso chiaramente sottolineare invece i piccoli miglioramenti che si sono succeduti e che mi hanno portato ad imboccare l'uscita dal tunnel.

Con il terapeuta abbiamo affrontato alcuni nodi esistenziali, dei quali non avevo percezione, che mi avevano nel corso degli anni creato delle rigidità opprimenti. Il fatto di averli compresi, sviscerati, sezionati e infine archiviati, mi ha portato su un terreno di conoscenza di me stesso completamente nuovo. La novità non mi ha mai procurato disagio, anzi la mia innata curiosità ha fatto si che esplorare nuovi modi sui quali rapportarsi, fosse visto come una ricchezza e una opportunità. Mi spiego meglio e più chiaramente: prima della crisi avevo maturato una convinzione, abbastanza nichilista, che non esistevano più cose che mi potevano sorprendere e, seppur con amarezza, ne avevo introiettato la tossicità di questo concetto. La vivida possibilità di confrontarsi su nuovi schemi, la prospettiva di aver eliminato i nodi opprimenti, di essermi liberato in sostanza di pesanti ganasce, mi ha reso più leggero, più pronto a fare i conti con me stesso, imparando ad ascoltarmi e ad amarmi di più, ad ascoltare quel meraviglioso meccanismo che è il mio corpo e su queste basi affrontare la quotidianità con uno spirito diverso, migliore, e a propormi verso gli altri con un approccio più vero e più fecondo di risultati.

Ora mi sento più saldo, ho fatto della mia fragilità un punto di forza e non una pecca, e nei discorsi con gli altri, di questa esperienza ne faccio ampiamente cenno sperando, in qualche modo di essere utile e di far comprendere che certi comportamenti dovuti a questo disagio, devono essere compresi e non rifiutati.

A questo punto mi viene spontanea una domanda: chissà se con l'uso dei farmaci sarei mai potuto arrivare a questo punto di consapevolezza di me stesso, del mio "modo di funzionare", e ad una risoluzione altrettanto in profondità dei miei problemi?

 

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